giovedì 3 aprile 2008

Pagine Web lente per colpa dei javascript. La soluzione è nei browser di nuova generazione.

Il codice javascript è la prima causa di rallentamento nel caricamento delle pagine Web. Questo risulta da una ricerca compiuta dal team di sviluppo del browser Safari.

La ragione è nel fatto che prima di caricare l’intera pagina i browser attendono di ricevere tutte le informazioni relative ai codici javascript inseriti, il che spesso produce delle attese lunghe, a dispetto della velocità delle connessioni e della capacità di calcolo del processore del computer.

Se si fa un conto dei tempi, anche il server più rapido nella risposta produce dei ritardi nel tempo di trasmissione, dal momento che l’invio dell’informazione, anche se corre su fibre ottiche e quindi procede alla velocità della luce, impiega circa 1 millisecondo per percorrere 60 miglia.

Richiedendo dati a un server posto al di là dell’oceano quindi ci si trova a impiegare più di 50 millisecondi per fare pervenire la richiesta e altrettanto tempo per ricevere i dati richiesti, posto che il server risponda in tempi immediati. Quando le richieste relative a una pagina sono più d’una, questa successione può accumulare tempi di ritardo che arrivano facilmente a diversi secondi, che si sommano a tutti gli altri ritardi dovuti ai rallentamenti sulla linea e alla stessa risposta del server.

L’obiettivo dei nuovi browser, primo tra tutti la nuova versione di Safari, sarà quello di iniziare a caricare comunque tutte le parti di una pagina Web già disponibili al di là dei javascript, parallelamente alla richiesta delle informazioni successive derivanti proprio da tutti i javascript collegati alla pagina.

Gli sviluppatori di pagine Web possono comunque tenere presente che, se incorporano tutte le informazioni da richiedere in un unico file javascript o addirittura tentano la via dell’embed di tutti i dati possibili direttamente nella pagina, rendono più semplice il processo di scaricamento e quindi riducono all’utente i tempi di visualizzazione.

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